L’ ANTICHITÁ

L'arte del mosaico ha origini antiche, riconducibili al 3.000 a.C. in alcune insediazioni Sumere della Mesopotamia.

Le famose Colonne di Uruk sono rivestite con strati di coni di argilla di colore rosso, nero e bianco a formare motivi geometrici.

Lo Stendardo di Ur presenta una duplice faccia: l’una raffigura immagini belliche, l’altra scene di vita quotidiana.

 

L’ ETÁ ELLENISTICA

I primi mosaici europei risalgono al quarto secolo a.C. Sono composti di ciottoli misti a strisce di argilla.

Nel terzo secolo a.C. compaiono invece i primi mosaici fatti di tessere; si tratta esclusivamente di mosaici pavimentali. Veniva denominato EMBLEMA il quadro principale, collocato nel centro del pavimento e circondato da cornici geometriche.

 

 

 

 

La tecnica usata veniva chiamata OPUS VERNICOLATUM, e consisteva nell’uso di tessere minuscole accostate fittamente tra di loro per ottenere straordinari effetti pittorici.

 

 

 

 

 

 

L’ ETÁ ROMANA

I primi mosaici romani conosciuti sono mosaici pavimentali bicolori (bianco e nero) con motivi piuttosto semplici: generalmente floreali, animali o geometrici.

Successivamente, con l’espansione dell’Impero, crebbe anche la diffusione dei mosaici romani. Le tessere usate erano multicolori ed avevano una dimensione variabile da uno a due centimetri. Le figure erano stilizzate e le cornici e lo sfondo presentavano tonalitá neutre allo scopo di far risaltare l’immagine principale.

 

 

 

 

I soggetti erano svariati: motivi mitologici, avvicendamento di stagioni e mesi (calendari), nature morte (xenia), scene di caccia, scene erotiche e di vita quotidiana, cataloghi ittici, combattimenti tra animali, uccelli in gabbia, tauromachie, gladiatori alle prese con belve.

 

 

 

 

L’ ETÁ BIZANTINA

Di pari passo con la diffusione della religione Cristiana (IV e V secolo d.C.) ha inizio il periodo di massimo splendore del mosaico bizantino, originario dell’Impero Romano di Oriente la cui capitale era, come è noto, Costantinopoli.

Alcune delle cittá in cui è possibile ammirare ancor oggi i mosaici bizantini piú notevoli, in buono stato di conservazione, sono l’odierna Istambul, Ravenna (antica capitale dell’Impero Romano di Occidente), Milano, Roma, Salonicco, Venezia, ed alcuni centri siciliani minori come Cefalú e Monreale.

Mediante il dovizioso uso di sfondi dorati, i mosaici bizantini raffiguravano immagini rigorosamente sacre ed avevano finalitá non solo decorative ma anche didascaliche: infatti la rappresentazione delle scene tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento aveva anche lo scopo di catechizzare i numerosi analfabeti dell’epoca.

 

 

IL MOSAICO TRA IL XV E IL XIX SECOLO

Dal Rinascimento in poi, non pochi dibattiti sucitò la celebre frase del pittore Domenico Ghirlandaio “La vera pittura per l’eternitá è il mosaico”.

In realtá, in questo lungo arco di tempo il mosaico divenne a tutti gli effetti succube della pittura, perdendo di fatto provvisoriamente la propria identitá artistica.

Asservito ad una logica estetica di tipo pittorico, esso venne adoperato per sei secoli sostanzialmente per via delle sue qualitá di durata e di soliditá e per la preziositá dei suoi materiali. Nel XV secolo si crearono cantieri musivi intorno al Battistero di Firenze, dando origine ad una vera e propria scuola. Il mosaico Fiorentino abbondava di pietre dure, preziose e semipreziose, ad imitazione dell’intarsio. A Roma, frattanto, nascevano nuove botteghe intorno a San Paolo Fuori le Mura, Santa Maria Maggiore e Santa Maria in Trastevere. Nell’orbita del Vaticano, nei secoli successivi si svilupperá una scuola che si specializzerá nel cosiddetto micromosaico, ma anche si incaricherá di riprodurre in chiave musiva tutti i quadri della collezione vaticana minacciata dall’umiditá. A Venezia si formò un altro polo significativo: artisti toscani, prevalentemente pittori, aprirono nelle immediate vicinanze della Basilica di San Marco alcuni cantieri musivi; ciò contribuí però, come abbiamo visto, a limitare notevolmente l’autonomia espressiva peculiare del mosaico.

Solo nell'Ottocento si assistette a una rinascita dell'interesse verso questa tecnica artistica. Nella seconda metá del XIX secolo, in Friuli (regione nota per i cosiddetti terazzieri, laboriosi esecutori di pavimenti di seminati di calce, ciottoli di fiume e ghiaia) si distinse la figura di Gian Domenico Facchina : mosaicista restauratore, egli perfezionò la tecnica musiva a posa indiretta, detta anche a rovescio su carta.

 

IL MOSAICO CONTEMPORANEO

Grazie a Facchina e la sua tecnica di rovescio su carta, nella seconda metá dell’Ottocento si abbatterono tempi e costi di realizzazione dei mosaici, rispondendo ai ritmi e alla logica della concorrenza, stimolati dalla rivoluzione industriale: un buon sistema in quel momento per rilanciare il mosaico.

Con il Modernismo il mosaico dilaga sulle superfici e diventa un elemento decorativo, ornamentale secondo il gusto del tempo. Nei movimenti di rinnovamento artistico (Divisionismo, Art Nouveau, Liberty, Futurismo e Cubismo) che irrompono sulla scena artistica europea, il mosaico trova un valido strumento d'espressione e di ispirazione. È all'inizio del Novecento che nascono in Italia le due importanti scuole di Spilimbergo e di Ravenna.

Negli anni Trenta il mosaico ritorna alla sua vocazione monumentale, architettonica e, in linea con la “cultura muralista”, assume una dimensione sociale.

Guardando al mosaico contemporaneo, in particolare al mosaico–scultura e al mosaico-oggetto, ritroviamo il gusto per l’ornamento, la decorazione, l’ironia, il gioco. Nella produzione musiva moderna dunque si ripete la storica funzione del mosaico inteso come elemento d’arredo urbano e architettonico.